Prendi zucchero e farina…

Gli italiani si scoprono chef, stimolati dalle proposte innovative dei prodotti tradizionali
 
Il recente spostamento dei consumi alimentari dal “fuori casa” all’interno delle mura domestiche, ha fatto riemergere la passione degli italiani per la cucina ed il buon cibo preparato con le proprie mani.
 
Sono fioriti i video, i tutorial, i blog di ricette, consigli, informazioni utili anche ai neofiti di pentole e fornelli che desiderino imparare a cucinare presto e bene.
 
Crescono a tripla cifra gli acquisti di beni primari, ingredienti per molte pietanze, quali la farina e il lievito (+205% nel mese di marzo 2020 rispetto a marzo 2019), la mozzarella (+125%), e a doppia cifra le uova (58%), il vino (+31%), il riso (+26%), la carne (+20%), la frutta (+16%), la pasta (+14%).
 
I prodotti alimentari vengono dunque vissuti come una coccola casalinga, ed acquistati in una logica di stock, per soddisfare nel medio termine tutta la famiglia, riunita a tavola come e più del solito.
 
In particolare, possiamo analizzare il settore della farina, che è letteralmente esploso; il prodotto ha origine dall’industria molitoria italiana: si è assistito negli ultimi decenni ad una progressiva razionalizzazione del comparto, concentrando la produzione su pochi impianti attivi. Dagli 821 molini presenti in Italia nel 1999, si è passati ai poco più di 200 funzionanti ad oggi, il 60% dei quali si trova nelle regioni settentrionali (Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna).
 
L’Italia produce annualmente circa 11 milioni di tonnellate di farine, fra cui circa 4 milioni di farina di frumento, risultando il terzo produttore europeo dopo Germania e Francia.
 
La produzione del nostro Paese soddisfa la domanda interna, le importazioni dell’estero sono infatti pari ad un esiguo 0,1%; si distribuisce tuttavia all’estero il 10% di quanto realizzato nel Belpaese.
 
Si rileva inoltre una progressiva diminuzione dell’utilizzo della farina dedicata alla panificazione, compensata da un incremento dell’uso per dolci, pizza e sostituti del pane (crackers, taralli, friselle, grissini). 
 
Le referenze nel tempo sono aumentate in modo esponenziale, e si registra il boom di farine biologiche, integrali e provenienti da grani antichi.
 
La tendenza salutistica premia dunque anche questo comparto, pensiamo alla farina 000 (così bianca e pura da meritare uno zero in più), ai farinacei adatti ai celiaci, alle semole di riso, agli spezzati di mais e ai composti di grano Khorasan, noti come impasti al kamut.
 
Ricerca e sviluppo e marketing non si fermano mai, trasformando un settore tradizionale in un business ad alto tasso di tecnologia ed innovazione, con la complicità del packaging, dai colori, forme e dimensioni più particolari ed accattivanti.
 
Questo mercato dunque si evolve, rispolverando antiche tradizioni ed abitudini, in cerca di un’identità definitiva, sempre indirizzata al benessere di consumatori-chef sempre più curiosi ed attenti.
 
 

Tratto da: Dentrocasa giugno 2020