Italia-Mondo, solo andata. O forse no…

Gli italiani all’estero: primi ambasciatori dell’industria turistica del nostro Paese
 
Nel mercato del turismo vi è una nicchia che da qualche anno è allo studio degli operatori di settore, per il suo costante sviluppo: il cosiddetto turismo di ritorno. 
Il numero di riferimento è 80 milioni: sono gli italiani residenti all’estero o loro discendenti che rientrano nel Paese di origine per ricongiungersi alle famiglie e beneficiare delle località di villeggiatura o, più spesso, dei luoghi meno frequentati dal turismo di massa.
 
ENIT (Agenzia Nazionale del turismo) ha di recente presentato un report, focalizzato sul turismo di ritorno, che evidenzia 670.000 arrivi all’anno in Italia, ed un fatturato di 650 milioni di euro annui, relativo alle sole presenze di italo-americani. I principali mercati sono proprio quelli oltreoceano: in Brasile risiedono 25 milioni di persone di origine italiana, in Argentina 20 milioni, in USA 17 milioni; seguono la Francia, la Svizzera, la Germania, l’Australia. Non pensiamo solo agli emigrati di inizio Novecento e ai loro posteri, interessati a riscoprire le origini dei nonni italiani, ma anche ai tantissimi giovani professionisti che, dal 2007/2008 sono stati spinti oltreconfine dalla crisi economica registrata e perdurante nel nostro Paese. Fra i Paesi area Schengen, l’Italia risulta essere la prima per questi flussi turistici, con particolare concentrazione nel periodo estivo.
 
Questo settore traina l’intero comparto: gli italiani residenti all’estero sono dei veri e propri “brand ambassador” che promuovono il BelPaese stimolando potenziali nuovi turisti, fra amici, colleghi e familiari acquisiti. In alcuni casi gli italiani all’estero investono nel nostro Paese, memori della tradizione e nel ricordo dei loro avi: il ripopolarsi di borghi antichi e dimenticati, fenomeno agli onori della cronaca negli ultimi tempi, parte proprio da qui.
L’italian style rimane una attrazione completa, che abbraccia tutti i segmenti del business: dal design alla cucina, con l’affermarsi degli chef come nuove star internazionali, dall’arte al cinema, con le ambientazioni di film d’autore in località caratteristiche e spesso dal fascino inesplorato, dalla musica alla lingua, che è diventata il quarto idioma più studiato al mondo. 
 
Questi dati suggeriscono la promozione di programmi speciali per il “turismo delle radici”, che consente di rafforzare i legami con l’Italia, di contribuire alla crescita sostenibile delle realtà regionali, di preservare e valorizzare il patrimonio immobiliare, storico e culturale del nostro Paese: dalla degustazione di prodotti tipici alla riscoperta di antichi mestieri, dal turismo “slow” ed ecosostenibile al recupero di percorsi artistici ed architettonici, molteplici sono le iniziative avviate con successo in territorio a vocazione turistica in costante crescita, quali la Puglia e la Sicilia, o nei crocevia turistici internazionali quali Venezia, Firenze Roma. Questi, ed altri, progetti ad altissimo valore aggiunto ancora possono garantire nuove opportunità e risorse all’impresa turistica del BelPaese.
 

Tratto da: Dentrocasa agosto 2019