Tante luci e qualche ombra per una metropoli alla ricerca di una identità più stabile e inclusiva
Positiva, ottimista, efficiente: la Milano del boom economico anni ‘80, definita “Milano da bere”, si identifica da allora come la metropoli italiana, la città della moda, del capitalismo rampante, del benessere diffuso, dell’alta società, dell’élite intellettuale ed economica del Paese.
Antitetica alla Dolce Vita romana, che rappresentava l’opulenza della vecchia aristocrazia, i blandi ritmi della politica, lo sfavillio del cinema, l’ammirazione da parte del turismo straniero, ecco dunque la frenesia milanese, simbolo di crescita, innovazione, opportunità.
Oggi Milano si presenta come una metropoli cosmopolita, in grado di attrarre talenti, imprenditori, capitali, studenti. Questi ultimi indubbiamente accrescono il prestigio milanese: sono presenti 39 centri universitari, 44 facoltà e si contano 211mila iscritti (170 mila nuovi studenti ogni anno), che rappresentano oltre il 10% del totale della popolazione universitaria italiana. Uno studente su 3 proviene da fuori Lombardia, il 25% è straniero, a testimoniare il grande appeal della proposta formativa.
A Milano hanno sede circa 2mila multinazionali estere, pari al 45% di quelle complessivamente presenti in Italia; nel complesso sono attive nella Città Metropolitana oltre 305mila imprese attive, la maggioranza delle quali opera nel terziario, servizi e turismo, che conta 1,27 milioni di addetti (58% del totale). L’industria manifatturiera include il 10% delle imprese del territorio, con il 18% circa di lavoratori. E’ sede della Borsa valori italiana, cuore e regia finanziaria del nostro Paese.
Vi è tuttavia un’altra faccia della medaglia che ci parla di “esclusione sociale”, di divario fra chi può permettersi di cogliere tali e tante opportunità e chi ne viene escluso: le politiche urbane migliorano le condizioni per chi vive nelle zone centrali ma sono meno favorevoli per chi abita nelle periferie; si registra inoltre un invecchiamento della popolazione, si stima infatti che nel 2031 un abitante meneghino su 4 sarà over 65. La sanità pubblica dovrà dunque far fronte a questo andamento, aumentando i servizi sanitari e di assistenza.
Un recente censimento ISTAT afferma che a Milano, soprattutto nelle aree centrali, vivono oltre 8mila persone senza dimora e ai margini della società, vittime della disoccupazione e degli sfratti.
Il mercato immobiliare è davvero complesso, frenetico e poco flessibile: l’offerta infatti è ridotto rispetto alla domanda, e lievitano sia i prezzi di acquisto sia i canoni di affitto. Questi ultimi registrano anche nell’ultimo anno un +3% per contratti stipulati e un +5% di rialzo dei valori.
Le case sotto i 100 metri quadri rappresentano il 57% del totale degli immobili in vendita, quelle sopra i 500 metri quadri sono solo il 5%. Le transazioni immobiliari a scopo di investimento sono il 35% circa, e cresce a doppia cifra l’interesse da parte degli stranieri: 18% tedeschi, 8% francesi ed altrettanti polacchi, seguono brasiliani e statunitensi. Una piccola percentuale (1,2%) è disposta a spendere fino a 30 milioni di euro per conquistare un luogo di valore nella city lombarda.
In questo contesto risulta davvero difficile per uno studente iscriversi agli atenei meneghini o per un giovane lavoratore accettare una proposta di lavoro a Milano, determinando appunto l’esclusione di profili validi ma non abbienti.
Quale è dunque il futuro per la nostra città più europea?
Sicuramente attrarre capitali stranieri, nei diversi business e nell’immobiliare di lusso, è un trend positivo e in ascesa, che consentirà di attutire eventuali crisi da parte degli azionisti e capitalisti italiani.
È positivo anche l’afflusso di visitatori in occasione delle Fiere e delle manifestazioni più note, dalla Settimana della Moda al Salone del Mobile: il susseguirsi degli eventi porta periodicamente Milano al centro degli interessi aziendale e nel cuore pulsante dell’immaginario collettivo.
Indubbiamente la spaccatura e il divario fra le classi sociali non aiuta il sistema città a crescere in modo organizzato e sostenibile, e può determinare problematiche di degrado e di sicurezza.
Una città che esprime un potenziale altissimo non può viaggiare a due velocità ed è dunque indispensabile attivare politiche sociali, economiche, abitative adeguate a tutte le esigenze e a tutti i portafogli, per non perdere il possibile apporto di alti potenziali, scoraggiati da costi e dinamiche difficili da affrontare.
Tratto da: Dentrocasa Novembre 2024





