Pronto in tavola!

Cucina Italiana, patrimonio e prospettiveper un ambito iconico e innovativo

A marzo 2023 il Ministero dell’Agricoltura insieme al Ministero della Cultura hanno proposto all’Unesco, tramite un corposo e circostanziato dossier, la candidatura della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’Umanità.

Numerosi eventi itineranti e road show internazionali hanno accompagnato l’ambizioso progetto, promosso la scorsa estate a New York, quindi in tante piazze italiane, scenario di memoria, quotidianità, famiglia e comunità.

Il nostro modello di convivialità, le tradizioni culinari eregionali, le scelte di approvvigionamento delle materie prime locali, il gusto nel servire e nel porgere, abbinato a location a dir poco straordinarie, hanno contribuito alla decisione positiva da parte del Comitato intergovernativo Unesco che il 10 dicembre scorso a Nuova Delhi ha premiato il dossier “Cucina italiana, tra sostenibilità e diversità bioculturale”, garantendo al nostro Paese nuovo lustro in un ambito tanto vivo e presente nella cultura collettiva intergenerazionale, ed importanti prospettive per incrementare il turismo enogastronomico, con un beneficio per le località più tipiche e meno note, a decongestionare le classiche città d’arte e i percorsi più affollati.

Un patrimonio tramandato da nonne a nipoti, attraverso ricette scritte ed orali, custodite fra specificità territoriali e rispetto della stagionalità, sopravvissuto anche nell’epoca del fast food, che oggi può ampliarsi anche in termini di business: il solo settore della ristorazione, in grande recupero e crescita dopo la pandemia, conta oltre 1,5 milioni di addetti, con progressiva stabilizzazione dei precari ed un significativo aumento dei dipendenti (oltre 1,1 milioni). Le imprese del comparto sono oltre 320 mila, con una lieve contrazione registrata nell’ultimo anno nel segmento dei bar ed uno sviluppo costante del banqueting e dei catering di qualità.

La filiera alimentare allargata, fra agricoltura, industria, distribuzione e Horeca, nel nostro Paese vale oltre 700 miliardi di euro, coinvolgendo 1,2 milioni di imprese e 4 milioni di lavoratori, rappresentando il 20% circa del prodotto interno lordo nazionale.

Un settore strategico per il nostro Paese, che tuttavia evidenzia le oramai croniche e diffuse difficoltà nel reperimento di personale specializzato e formato: la professionalizzazione è condizione necessaria per rafforzare un tessuto imprenditoriale costituito da piccole e piccolissime realtà, con oltre il 70% di esercizi al dettaglio ancora a conduzione e gestione familiare.

L’approccio tradizionale potrà dunque beneficiare del “bollino” Unesco se continuerà a rispettare le origini introducendo elementi manageriali ed innovativi: sostenibilità, tecnologia e benessere sono le nuove parole chiave anche in cucina.

Filiera a kilometro zero, trasparente e tracciata nelle diverse fasi, prenotazioni e pagamenti effettuati con un semplice click, esclusività di esperienze e contesto paesaggistico, orientamento alla salute e al benessere complessivo dell’individuo, innesto di qualche elemento o ingrediente esotico ed insolito per garantire l’effetto “fusion”… Tutto concorre ad un nuovo modello di gestione che deve offrire alla clientela proposte sempre aggiornate e all’altezza delle aspettative.

Il prestigio del riconoscimento Unesco, oltre a valorizzare la tavola italiana e l’afflusso turistico nelle nostre mete, sostiene in modo diretto anche le esportazioni, che nel 2025 hanno raggiunto i 73 miliardi di euro, nonostante dazi e tensioni geopolitiche internazionali: vino, ortofrutta trasformata, formaggi, pasta, salumi e olio d’oliva sono i prodotti d’elezione nei mercati esteri, in primis Germania, Francia, Stati Uniti.

L’impegno dunque è trasformare il brand “cucina italiana” da un punto di orgoglio ad un business duraturo, diffuso e stabile, costruendo reti e dinamiche imprenditoriali eccellenti quanto i prodotti e servizi che incantano il mondo e deliziano tutti i palati.

Tratto da: Dentrocasa Gennaio 2026

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