Giovani, donne e mercato, l’equazione non torna

Giovani, donne e mercato, l’equazione non torna

Pochi iscritti alle lauree scientifiche, minimi gli incentivi al femminile: invertiamo la tendenza, ripartiamo da qui

Il mondo dell’impresa si sta trovando dinanzi a nuove sfide, a livello globale: l’Intelligenza Artificiale, strumento che evidenzia grandi opportunità e potenziali rischi, e la rincorsa verso la Sostenibilità dell’ambiente, dei processi, della governance e della gestione delle risorse, umane e finanziarie, che presuppone nuovi paradigmi di attività e di verifica.

I cambiamenti nel mercato del lavoro saranno dunque profondi: si stima che, nel corso dei prossimi 5 anni, tra il 15% e il 30% delle attuali mansioni sarà processato interamente dalla tecnologia. In questo contesto si conferma la centralità delle competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). Sei imprese europee su dieci dichiarano di avere un crescente bisogno di profili STEM, ma più della metà delle aziende fatica già oggi a trovare professionisti qualificati.

Nonostante la crescita della domanda da parte delle aziende, i giovani tuttavia continuano a scegliere percorsi diversi: solo il 26,6% degli studenti universitari europei sceglie lauree STEM, un dato in calo rispetto agli ultimi 10 anni (nel 2014 il valore era pari al 27,5%).

In testa alla classifica si colloca la Germania (35,8% dei suoi studenti universitari sono iscritti alle lauree STEM), seguita da Finlandia (34,7%) e Grecia (33,5%). L’Italia è decisamente al di sotto di tali Paesi e al di sotto della media europea, con il 24,9% degli universitari STEM sul totale. Il nostro Paese si conferma culla delle lauree umanistiche, che tuttavia evidenziano tassi di occupazione post lauream più bassi rispetto alle scientifiche e rendono meno competitive le nuove generazioni rispetto alle attuali esigenze del mondo del lavoro.

Le donne iscritte alle lauree STEM sono il 39% del totale, in calo rispetto al dato di dieci anni fa che già vedeva il 40% di studentesse dedicate ai percorsi scientifici. Focalizzando nello specifico sulla professione di ingegnere, i numeri sono ancora più risicati: solo 1 ingegnere su 4 assunto in azienda è donna, quanto alle libere professioniste in questo campo se ne conta solo il 16% rispetto al totale, e il valor medio di reddito dichiarato è pari al 55% del reddito medio dei colleghi.

Numeri netti, che non si prestano ad interpretazioni: nonostante si tratti, in molti casi, di attività gestibili anche da remoto, con la possibilità di conciliare vita familiare e attività lavorativa, e di colmare il divario occupazionale e retributivo, i temi di digitalizzazione e progettazione sono lontani dall’orizzonte professionale scelto dalla maggioranza dei giovani e delle donne, che ancora prediligono percorsi classici o linguistici.

Come ampliare, dunque, le prospettive per la nostra economia e competere con i Paesi a maggior tasso di tecnologia ed innovazione? Come incentivare giovani e donne a programmi scolastici sfidanti e a opportunità lavorative necessarie e concrete?

Fino ad oggi il legislatore è intervenuto, con interventi residuali, sulle aziende, incentivate all’assunzione di donne e giovani e a promuovere e certificare la parità di genere e l’inclusione, a fronte di qualche sgravio fiscale o premialità negli appalti.

Non si rilevano tuttavia interventi a monte, se non iniziative sporadiche e legati agli istituti scolastici locali: potrebbe essere ampliato il perimetro di azione, promuovendo sin dalla scuola primaria l’interesse dei bambini e delle bambine verso le materie scientifiche e verso la sperimentazione, l’innovazione e il digitale. Potrebbero essere inoltre premiate le ragazze più performanti nella scuola secondaria, avviandole con attività di mentoring e coaching ai più opportuni indirizzi universitari, evidenziando la possibilità di organizzare al meglio tempi di vita e lavoro.

Grande impulso potrebbe darlo anche il percorso scientifico universitario, che potrebbe prevedere sgravi rilevanti per i migliori allievi, ed una attenzione particolare per le studentesse che desiderano intraprendere percorsi di studio all’estero o specializzarsi in nicchie professionali ad alto valore aggiunto per il nostro Paese.

Buoni esempi e buone pratiche potrebbero generare un meccanismo di positiva emulazione nelle nuove e nuovissime generazioni, chiamate a disegnare il presente e il futuro.

Tratto da: Dentrocasa Marzo 2025

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