Antiche tradizioni e moderne rivisitazioni, la festa attraversa il BelPaese fra colori e dolcezze
Il più celebre è quello di Rio: le spettacolari sfilate nel Sambodromo e ai blocos (feste di strada) attraggono ogni anno nella vivace città brasiliana circa 5 milioni di partecipanti, fra locali e turisti.
La manifestazione, riconosciuta dal governo locale “espressione di cultura”, ha avuto origine nel 1830, importando dall’Europa la tradizione dei balli e delle feste in maschera e rendendola un evento tipico e coloratissimo, con oltre 100 gruppi che si alternano giorno e notte, fra ballerine in costume e ritmo impresso dai tamburi.
Le origini del Carnevale risalgono a secoli fa: nell’antica Roma si celebravano i Saturnali, eventi religiosi dedicati al Dio Saturno, con l’utilizzo di maschere e simboli; nell’antica Grecia si organizzavano le Dionisie, processioni e rappresentazioni teatrali. La particolarità di queste feste era l’azzeramento delle barriere fra classi sociali, schiavi e cittadini liberi irrompevano sulle strade fra danze sfrenate e costumi variopinti.
Il doge di Venezia, Vitale Falier, nel 1094 usa perla prima volta il termine Carnevale per identificare un evento di pubblico divertimento; l’accezione deriva peraltro dal latino “carnem levare”, preludio ai quaranta giorni di Quaresima che prevedono di non mangiare carne.
Nella Repubblica Serenissima la tradizione si perpetua nel tempo: nell’antichità le maschere garantivano l’anonimato, confondendo signori e servitù, oggi i personaggi in costume veneziano riempiono calli e campielli, per la gioia di visitatori provenienti da 140 Nazioni diverse, in primis i francesi (20%), seguiti da inglesi (12%) e spagnoli (11%).
La logistica della fragile città lagunare è messa a dura prova: si aggiungono centinaia di corse e di navette sull’acqua, per consentire agli appassionati di raggiungere migliaia di spettacoli distribuiti nelle isole e nel territorio veneziano.
Il Carnevale in Italia, oltre che nell’elegante e misteriosa laguna veneta, è concentrato anche nelle località di Viareggio, con i maestosi carri allegorici in cartapesta, Ivrea, con la storica battaglia delle arance, Cento, gemellato proprio con Rio de Janeiro per carri e coriandoli, Putignano, con la celebre maschera di Farinella, Fano, con il lancio di dolciumi dai carri. Milano e il suo Carnevale ambrosiano seguono un calendario diverso, allungando il periodo di festa sino al sabato grasso.
Il giro d’affari complessivo vale 1 miliardo di euro, di cui circa 700 milioni sono relativi alla produzione e vendita dei dolci della tradizione, con un aumento del 25% nell’ultimo triennio.
Chiacchiere in Lombardia e in Sicilia, frappe a Roma, frittelle e galani in Veneto e Friuli, tante le denominazioni delle dolcezze tipiche, in tutte le loro varianti, cui si aggiungono le meno note zeppole sarde, gli arancini marchigiani, le castagnole liguri, la pignolata calabra e tante altre specialità locali che contribuiscono a rendere allegri i giorni di festa.
La tradizione è custodita nelle famiglie, nei borghi, nelle città, ma è sviluppata per il grande pubblico nelle pasticcerie artigianali, circa 18mila in Italia, con prevalenza e maggiore dinamicità in Lombardia, Sicilia e Campania.
Gli occupati si stimano oltre 65mila, circa il 45% donne, evidenziando anche in questo dolce comparto una cronica carenza di personale specializzato.
Gli altri segmenti di business particolarmente sviluppati spaziano dall’abbigliamento ed accessori all’intrattenimento, sino all’artigianato ed ai servizi vari, quali il noleggio di attrezzature o la sicurezza da assicurare nel corso degli eventi lungo tutta la penisola.
Mese corto ma dinamico, febbraio offre dunque grandi opportunità di rinverdire tradizioni che nel tempo si sono evolute, mantenendo in partegli scopi originali: divertire e divertirsi, in luoghi e con modalità diverse da quelle consuete, accorciandole distanze e avvalorando, nel secondo quarto di secolo del terzo millennio, il detto latino “semel in anno licet insanire”.
Tratto da: Dentrocasa febbraio 2026





