Eredità olimpiche

I lasciti sui territori e il potenziale evocativo dell’evento sportivo per eccellenza

Le prime olimpiadi invernali diffuse hanno incoronato stile e versatilità del nostro Nord Italia, a dispetto dei detrattori della vigilia, spaventati dai cantieri aperti, dai ritardi cronici e dalla tipica abitudine ad inseguire le scadenze e a correre ai ripari all’ultimissimo minuto.

Contro ogni pronostico, l’attitudine al bello, la potenzialità naturali ed artistiche del territorio, le grandi individualità hanno saputo compensare ogni criticità ed organizzare al meglio e in sicurezza le gare olimpiche e paraolimpiche nelle diverse strutture lombarde, trentine, venete, oltre a grandi spettacoli di apertura e chiusura scenografici e fortemente evocativi.

Oltre agli addetti ai lavori, quasi quarantamila, fra staff organizzativo, sanitario, indotto turistico e personale attivo nelle grandi opere, sono stati coinvolti circa ventimila volontari, che hanno contribuito con disciplina e generosità all’ordine e all’accoglienza in tutte le località interessate.

Questo grande evento, che ha nuovamente portato alla ribalta internazionale il nostro Paese, ci lascia in eredità infrastrutture riconvertite e nuovi impianti sportivi: il villaggio olimpico a Milano diventerà uno studentato, prezioso in una città che presenta una cronica carenza di alloggi per i giovani, l’Arena Santa Giulia, sempre nel capoluogo meneghino, sarà uno spazio polifunzionale per hockey, concerti ed eventi. E’ stata inoltre snellita la viabilità che, attraverso le valli del Cadore, porta a Cortina d’Ampezzo, ove è stato potenziato l’ospedale, che servirà il comprensorio, sono stati implementati gli impianti di risalita ed è stata rivista, con aperture internazionali, l’offerta di hotellerie e ristorazione di qualità.

L’eredità immateriale ci parla inoltre di sacrifici coronati da successi, di condivisione e autentico spirito di squadra, di valori intergenerazionali. Dietro ogni atleta vi è una storia, che racconta di limiti, fisici e psichici, affrontati e superati, e consente di sognare e sperare in nuovi orizzonti di impegno e di coraggio.

In modo più prosaico, sono stati anche prefigurati costi e benefici della manifestazione: gli investimenti Milano Cortina 2026 ammontano a quasi 7 miliardi di euro, di cui 4 destinati alle infrastrutture e i restanti all’organizzazione: come spesso accade, i consuntivi superano il budget, registrando il 5% di rincari in corso d’opera.

L’impatto generato si stima, in orizzonte pluriennale, in linea o superiore all’investimento complessivo: i flussi turistici, la valorizzazione delle bellezze e tipicità del territorio, la promozione dello sport presso i giovani, con il conseguente sviluppo del settore, stimolano la spesa diretta e indiretta (oltre 1 miliardo di euro) e sostengono un patrimonio infrastrutturale che vale oltre 3 miliardi di euro.

E’ doverosa anche una riflessione sulla sostenibilità complessiva dell’area montana: Legambiente evidenzia la presenza di 78 impianti dismessi o in stato di abbandono, per cui è opportuno pianificare lavori di ripristino e manutenzione oppure una riconversione definitiva, a beneficio di località minori da valorizzare, per decongestionare le grandi mete, più note e alla moda.

Un piano strategico, oggi, è più che mai opportuno, propiziato dall’entusiasmo del pubblico, della stampa estera, degli atleti stessi, che hanno apprezzato e riconosciuto l’ambiente accogliente e spettacolare, nonché l’ottima cucina e le vibranti cerimonie, che hanno valorizzato anche l’immenso lascito monumentale e storico del nostro Paese.

Tifiamo Italia, dunque, anche nella gara a lungo termine che ci aspetta, per capitalizzare e amplificare il grande impegno istituzionale, sportivo e strutturale che, una volta ancora, ci ha garantito il rispetto e l’ammirazione del Mondo.

Tratto da: Dentrocasa aprile 2026

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