Rosso Valentino

Trasformare il talento in un mito

Impossibile da imitare, il rosso Valentino, speciale miscela di carminio, arancione e blu, è da sempre un must nell’immaginario collettivo: illumina i giorni di pioggia, rischiara un volto stanco, attira l’attenzione fra la folla.

Sinonimo di classe e di glamour, icona di un periodo di eleganza e rinascita per il nostro Paese: l’alta moda degli anni ’80 e ’90 ha consacrato lo stile italiano nel Mondo, i grandi sarti e couturier del tempo, le top model che hanno calcato le passerelle internazionali, dee eteree e irraggiungibili ma allo stesso tempo figure di grande impatto, in grado di ispirare raffinatezza in tutte le donne.
Lo scenario oggi è molto diverso da quel periodo d’oro.

La moda in Italia rimane un settore economico strategico ed ammirato, con un giro d’affari di oltre 100 miliardi di euro e un contributo al PIL nazionale superiore al 5%.

Si contano circa 60 mila imprese (il 20% delle quali sono piccolissime, piccole o medie) e oltre 450 mila occupati, quasi il 30% dei lavoratori europei del comparto; ampliando la rilevazione all’indotto, gli addetti diventano oltre 1,2 milioni.

Le esportazioni raggiungono gli 86 miliardi di euro annui, nonostante il dramma del periodo pandemico ed evidenti cenni di contrazione nell’ultimo biennio, caratterizzato da un contesto geopolitico instabile e mutevole in diverse aree del mondo.

Per il 2026 la Camera Nazionale della Moda prevede una moderata ripresa, proprio grazie ad una ripartenza dell’export e alla stabilizzazione dei costi di produzione.

L’andamento di settore rileva delle tendenze piuttosto nette, innanzitutto una polarizzazione verso il fast fashion, non più solo appannaggio dei giovanissimi, e il lusso estremo, dedicato alla clientela più abbiente ed esigente.

Il canale online diventa sempre più pervasivo, a scapito dei negozi fisici e di prossimità: il 20% degli italiani acquista regolarmente capi di moda su web, con un ticket medio per transazione intorno ai 150 euro di spesa.

Un altro trend significativo è rappresentato dalla tipologia di aziende attive nel comparto: il 76% di imprese con più di 20 milioni di fatturato è di proprietà familiare, e fra queste un terzo è gestito da imprenditori over 70. Si verifica dunque un progressivo invecchiamento, che coinvolge sia i titolari d’azienda sia la manodopera artigianale e specializzata.

Le grandi difficoltà di passaggio generazionale, a tutti i livelli, e la scomparsa di profili chiave per la manifattura di precisione destano preoccupazioni e dubbi rispetto alla continuità e all’innovazione di tutta la filiera.

La frammentazione del segmento non aiuta ad affrontare le nuove sfide, legate in particolare alla sostenibilità di materiali e processi, all’etica e alla trasparenza, alla responsabilità sociale verso il mercato e il consumatore.

Il nostro Paese sconta anche il forte gap nelle competenze digitali, essenziale anche per garantire efficienza ed efficacia nella gestione interna e nella logistica del comparto fashion: l’estetica, il gusto, la qualità oggi sono dunque solo una parte di quanto necessario alla continuità e alla crescita, che non può prescindere dalle capacità gestionali e dall’interpretazione delle variabili macroeconomiche, locali e globali.

Numeri e trend a parte, mi permetto anch’io un pensiero un pochino nostalgico, passando dinanzi alla scalinata di Piazza di Spagna e ricordando Donna sotto le stelle: la sfilata delle sfilate che da ragazzina aspettavo, nel cuore dell’estate e nel cuore della Città Eterna.

Tratto da: Dentrocasa marzo 2026

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